
Esistono forme di aritmia ventricolare in assenza di cardiopatia, chiamate «idiopatiche», che avvengono in cuori sani dal punto di vista strutturale e che quindi non determinano complicazioni serie, al di là della percezione delle stesse come cardiopalmo.
Ultimamente mi è comparsa un’aritmia che consiste in una scarica di extrasistoli una dietro l’altra, cui segue una fortissima tachicardia. Ho effettuato Ecg, ecocardiogramma, prova da sforzo e Holter 24h, che non hanno evidenziato problemi. Il cardiologo sospetta tachicardia parossistica sopraventicolare. Come mai sento il cuore battere in quel modo? Gli esami sono perfetti, ma io non sono tranquillo.
La sintomatologia potrebbe essere ascrivibile a diversi tipi di aritmie e solo la loro documentazione con una registrazione Ecg potrebbe fornire una diagnosi precisa. A ogni modo mi sento di tranquillizzarla: si tratta di episodi di breve durata e quasi certamente a carattere benigno. Gli accertamenti eseguiti escludono con buona probabilità la presenza di una cardiopatia, condizione da cui invece derivano generalmente le aritmie potenzialmente pericolose. L’eventualità di una tachicardia ventricolare è quindi poco probabile ma, anche se la sintomatologia derivasse da un’aritmia con origine ventricolare, tale dato non costituirebbe di per sé un criterio di malignità.
Percezione di cardiopalmo
Esistono forme di aritmia ventricolare in assenza di cardiopatia, chiamate «idiopatiche», che avvengono in cuori sani dal punto di vista strutturale e che quindi non determinano complicazioni serie, al di là della percezione delle stesse come cardiopalmo. Nonostante le palpitazioni si siano ripetute in diverse occasioni, sono sporadiche e di brevissima durata ed è quindi improbabile riuscire a documentarle con una registrazione Holter standard di 24 h. Recarsi in Pronto soccorso per eseguire un elettrocardiogramma, oltre che inappropriato per la rilevanza clinica, sarebbe del tutto inutile per la rapidità di regressione dei sintomi. Suggerisco quindi di eseguire una nuova registrazione Holter, possibilmente di durata prolungata.
Smartwatch ed «event recorder»
A seconda dei Centri, sono disponibili registrazioni di 48 h, 72 h o fino a 7 giorni: aumentando la durata dell’osservazione incrementa la probabilità di registrare l’Ecg in corrispondenza della sintomatologia, permettendo di identificare l’eventuale aritmia. Un’alternativa più «moderna» è fornita dagli smartwatch, in grado di registrare e notificare le alterazioni del ritmo (che è sempre bene far verificare da un cardiologo). Infine sono disponibili dispostivi denominati «event recorder», piccoli registratori che vanno applicati o attivati al bisogno: permettono di registrare una breve traccia Ecg quando si presenta la sintomatologia. Nel frattempo integrerei gli esami già effettuati con la determinazione della funzionalità tiroidea.